I valori dell’LDH vanno letti sempre nel contesto del referto
- Negli adulti il range più comune è intorno a 125-220 IU/L o 135-225 U/L, ma il dato decisivo è quello stampato sul tuo referto.
- L’LDH è un marcatore molto poco specifico: segnala sofferenza cellulare, non una diagnosi precisa.
- Un aumento lieve può richiedere solo un controllo; un aumento marcato va interpretato insieme ad altri esami e ai sintomi.
- Un valore basso è raro e spesso non ha grande peso clinico.
- Nel diabete l’LDH non misura il controllo glicemico: è un esame di contesto, non un indice della glicemia.
Che cos’è l’LDH e perché si misura
L’LDH, o lattato deidrogenasi, è un enzima presente in molti tessuti: muscoli, fegato, cuore, reni, polmoni e globuli rossi. Quando le cellule si danneggiano o si rompono, una parte di questo enzima passa nel sangue e il valore può salire. È proprio per questo che io lo considero un indicatore utile, ma solo se letto insieme al resto del quadro clinico.
Il punto chiave è questo: l’LDH non dice da solo quale organo sia coinvolto. Serve piuttosto come campanello d’allarme generale, utile quando il medico vuole capire se ci sia una sofferenza cellulare in corso e se valga la pena approfondire con altri esami. Per questo lo si vede spesso nei pannelli ematici più ampi, non come test isolato.
Da un punto di vista pratico, questo significa che un risultato anomalo non va né ignorato né drammatizzato: va interpretato. Ed è qui che entrano in gioco i valori di riferimento.

Quali sono i valori di riferimento dell’LDH
Quando si parla di intervalli normali, la prima regola è non cercare un numero “universale”. I limiti cambiano tra laboratori e reagenti. MedlinePlus riporta per gli adulti un intervallo di riferimento frequente di 125-220 IU/L; in molti referti italiani, soprattutto ospedalieri, si trova spesso anche 135-225 U/L. In pratica, sono range molto vicini tra loro, ma il valore corretto da usare resta quello stampato sul tuo esame.
| Situazione | Intervallo indicativo | Cosa conta davvero |
|---|---|---|
| Adulti | Circa 125-220 IU/L oppure 135-225 U/L | Il range del laboratorio sul referto |
| Bambini | Più alto rispetto agli adulti | L’età pesa molto sull’interpretazione |
| Neonati | Molto più alto nei primi giorni di vita | Valori elevati possono essere fisiologici |
Questo è un dettaglio che vedo spesso sottovalutato: lo stesso numero può essere normale in un bambino e fuori range in un adulto. Per questo, prima ancora di chiedersi se “l’LDH è alto”, bisogna chiedersi per chi e rispetto a quale intervallo. Da qui si capisce meglio anche perché un referto lieve non sempre significa malattia.
Cosa significa un LDH alto
Un LDH elevato suggerisce che da qualche parte c’è stata sofferenza o distruzione cellulare, ma non dice dove. Le cause possibili sono molte: anemia emolitica, malattie del fegato, danni muscolari, infezioni, ischemie, alcune patologie polmonari e, in certi casi, tumori. In altre parole, è un segnale aspecifico, non una diagnosi.
Quando il valore sale, io guardo subito due cose: quanto è salito e con quali altri esami. Un aumento lieve, soprattutto se isolato, può essere soltanto da ricontrollare. Un aumento più marcato, invece, merita un ragionamento clinico più serio.
| Scenario | Lettura pratica | Passo successivo tipico |
|---|---|---|
| LDH lievemente alto e nessun altro esame alterato | Spesso non basta per parlare di malattia | Controllo del referto e, se serve, ripetizione |
| LDH alto con AST, ALT o bilirubina alterate | Può orientare verso una sofferenza epatica o emolitica | Valutazione medica più mirata |
| LDH alto con CK elevata | Possibile interessamento muscolare | Approfondimento del distretto muscolare |
| LDH alto con campione emolizzato | Il risultato può essere falsamente aumentato | Ripetere il prelievo su un campione corretto |
Quando l’LDH è basso
Un valore basso di LDH è molto meno frequente rispetto a uno alto e, nella maggior parte dei casi, non ha rilevanza clinica importante. Le fonti divulgative mediche indicano che un LDH sotto range è spesso poco significativo sul piano pratico.
Le eccezioni esistono, ma sono poche: dosi elevate di vitamina C o vitamina E possono abbassare il valore, e in casi rari si parla di deficit genetico della lattato deidrogenasi. Sono situazioni poco comuni, quindi non sono la prima ipotesi da fare davanti a un numero basso.
Se il referto mostra un valore ridotto e non ci sono sintomi particolari, di solito la cosa più utile è confrontarsi con il medico e capire se il dato abbia davvero peso nel quadro complessivo. In genere, il problema vero non è il valore basso in sé, ma il motivo per cui l’esame è stato richiesto.
Come leggere l’LDH insieme agli altri esami
Io considero l’LDH un esame “di collegamento”: da solo dice poco, ma accanto ad altri parametri diventa molto più utile. Per esempio, se sale insieme a transaminasi e bilirubina, il ragionamento si sposta sul fegato o sull’emolisi; se sale con la CK, il focus può essere sul muscolo; se compare con anemia e aptoglobina bassa, si pensa più facilmente a una distruzione dei globuli rossi.
In alcuni casi il medico può richiedere gli isoenzimi, cioè forme diverse della stessa enzima, per capire meglio da quale tessuto provenga il segnale. Non è un esame che si ordina sempre, ma può essere utile quando il quadro è poco chiaro.
- AST e ALT: aiutano a capire se il fegato è coinvolto.
- Bilirubina: può orientare verso emolisi o sofferenza epatica.
- CK: è utile se si sospetta un danno muscolare.
- Emocromo: serve per valutare anemia e altre alterazioni del sangue.
- Aptoglobina: spesso scende quando c’è emolisi.
Il messaggio pratico è semplice: se l’LDH non coincide con il resto del referto, il dato va riletto, non interpretato in modo automatico. Ed è proprio questo approccio che evita molti falsi allarmi.
Che rapporto ha l’LDH con il diabete
Nel diabete, l’LDH non è un esame di routine per controllare la glicemia. Per monitorare il diabete contano molto di più glicemia, emoglobina glicata, funzione renale, profilo lipidico e, quando indicato, albuminuria. L’LDH entra in gioco solo se il medico vuole capire se c’è un problema aggiuntivo, non per misurare quanto è ben controllato il diabete.
Questo punto, secondo me, è utile soprattutto per chi riceve pannelli ematici ampi e vede comparire sigle meno familiari. Un risultato fuori range non significa automaticamente che il diabete stia peggiorando. Significa, più semplicemente, che bisogna leggere quel numero nel suo contesto.
Se hai il diabete e trovi l’LDH alterato, la domanda giusta non è “quanto è alto?”, ma “con quali altri dati si accompagna e perché il medico lo ha richiesto?”. Da qui si passa alla fase più concreta: come prepararsi al prelievo e come evitare errori di lettura.Come prepararsi al prelievo e leggere bene il referto
In genere non servono preparazioni particolari per l’LDH, ma io seguo sempre le istruzioni del centro prelievi, perché le indicazioni possono cambiare se l’esame fa parte di un pannello più ampio. La cosa davvero importante è che il campione arrivi in laboratorio in buone condizioni.
Se hai fatto sforzi intensi, hai avuto traumi recenti, hai assunto integratori ad alte dosi o stai seguendo terapie particolari, conviene segnalarlo al medico. Non perché l’LDH sia influenzato sempre da tutto, ma perché l’interpretazione cambia quando il contesto clinico è più complesso.
Quando leggo un referto, io guardo in quest’ordine: range di riferimento, eventuali note tecniche, altri enzimi alterati e sintomi del paziente. È un modo semplice per evitare l’errore più comune, cioè fissarsi sul numero senza vedere il resto.
Quando il numero non basta per capire la storia clinica
Un valore di LDH fuori range non chiude mai il discorso da solo. Può essere un segnale utile, ma spesso è solo un indizio iniziale. Il passo corretto non è allarmarsi, né minimizzare: è chiedersi se il dato sia coerente con il resto del quadro.
Se il valore è solo lievemente alterato, il medico può decidere di ricontrollarlo o di abbinarlo ad altri esami. Se invece l’aumento è più netto o ci sono sintomi come debolezza marcata, dolore toracico, urine scure, febbre persistente, ittero o affanno, è il caso di parlarne rapidamente con un professionista.
In pratica, l’LDH è più utile quando aiuta a orientare una valutazione che quando viene usato come etichetta diagnostica. Se impari a leggerlo così, il referto diventa molto più chiaro e molto meno intimidatorio.